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La Basilicata >> Storia


NASCITA DI UNA REGIONE CONTESA


•    PREISTORIA
•    I GRECI
•    I LUCANI
•    I ROMANI
•    I BIZANTINI
•    IL MEDIOEVO E I LONGOBARDI
•    I NORMANNI
•    FEDERICO II DI SVEVIA
•    ANGIOINI ED ARAGONESI
•    L’ETA’ MODERNA
•    IL RISORGIMENTO
•    ……

PREISTORIA

I primi segni della presenza dell’uomo in Basilicata risalgono al Paleolitico Inferiore, quando l’Homo Erectus trovò il suo habitat ideale nelle vicinanze dei fiumi e la sua attività era costituita dalla caccia e la raccolta.
Precise testimonianze sono state rinvenute a Venosa , resti di elefante, rinoceronte e tigri con i denti a sciabola, mentre, nella grotta di pipistrelli di Matera, utensili di lavorazione e ciottoli decorati con incisioni geometriche non decifrabili testimoniano la vita preistorica.
I rifugi della preistoria erano le caverne e in Basilicata sono emersi a Latronico, Accettura e Filiano dove si può ammirare una pittura rupestre del periodo postglaciale o Mesolitico.
Circa 12.000 anni fa, dopo la glaciazione, il clima si temperò, i mammiferi si spostarono a quote pui alte e gli uomini si diedero alla raccolta dei molluschi marini e terrestri, attività che caratterizzarono il periodo Neolitico.
Tra il 7.000 e il 5.000 a.C., con un clima simile a quello attuale, gli uomini scoprirono l’agricoltura, a questa evoluzione seguirono la fabbricazione della ceramica, la conservazione di prodotti, la tessitura, la navigazione e dalle caverne andarono a vivere in villaggi.
Tali evoluzioni sono state ben studiate nel territorio di Tolve, Tricarico, Latronico, Alianello, Melfi, Metaponto , dove l’Homo Sapiens Sapiens era dedito alla cerealicoltura e all’allevamento bovino e caprino.
Dal 1.700 a. C., età del Bronzo, l’uomo oltre all’allevamento si dedicò alla fabbricazione di utensili e armi e diventarono degli abili commercianti spostandosi anche via mare.
All’età del Bronzo segue quella del Ferro in cui si infittirono gli spostamenti e i commerci via mare e quindi si ebbero contatti con Etruschi e fenici.
Tra Agri e Sinni si insediarono i Choni e nel melfesei Dauni, mentre l’insieme delle popolazioni insidiatesi furono definite dai Greci, Entri.
Agglomerati importanti del perioso sono S. Maria d’Anglona, situata tra Agri e Sinni, Siris ed Incoronata-S. Teodoro, sulla costa jonica, ed è proprio sulla collina dell’Incoronata che si stabilirono i Greci in cerca di terre fertili da coltivare.

I GRECI

Nel VIII sec. a.C. per sfuggire alla dominazione Lidia, un gruppo di greci si stabilirono nei pressi del fiume Sinni (allora siris).
Nel 1630 a. C. nacque Metaponto ad opera degli Achei e nell’area jonica si ebbero due modelli coloniali, quello acheo (Sibari, Metaponto) basato sulla centralità della terra e dello spazio agrario e quello Sirima (greco) meno accentratore.
L’insediamento dei greci andava man mano intensificandosi e la terra da coltivare diventò ben preso insufficiente, questa situazione favorì il disboscamento per adibire più terreno alla coltivazione dei cereali e dell’olivo favorendo la formazione dei calanchi presenti tutt’ora nell’area orientale della Basilicata.
Dopo la prosperità di questo periodo, sia nelle aree marittime che interne della Basilicata, fra il VI e V sec. a.C. si ruppe l’equilibrio tra le colonie greche e quelle enotrie, infatti, scomparvero gli insediamenti entri dell’incoronata e S. Maria d’Anglona, mentre nelle zone interne si fortificarono.
A Pisticci, Ferrandina, Montescaglioso, Timmari, Garaguso, Ripacandida e Satriano si costruirono le prime mura di cinta, alcuni santuari importanti ubicati presso sorgenti di acqua e votati a divinità femminili.
Nel 510 a.C. Sibari fu distrutta dai Crotonesi e la Magna Grecia perse la città più rappresentativa e con essa si distrusse un sistema politico democratico al quale si opponeva vittoriosamente il modello pitagorico di Crotone.

I LUCANI

Fra il V ed IV sec. a. C. due fenomeni deturparono l’equilibrio stabilito dagli Entri: le alluvioni che costrinsero ad abbandonare i centri abitati situati lungo i fiumi e l’arrivo dei “Lucani”, popolo potente che rapidamente si impose e fu capace di cancellare dai testi degli storici del tempo qualunque riferimento ai gruppi etnici che li avevano preceduti.
I Lucani dovevano discendere da genti italiche provenienti dal Molise e dalla Campania discendenti dai Sabini.
Il nome Lucani in sancito, latino e sbellico significa luce, mentre, gli studi attribuiscono origini semite del nome, dove Luachan è lo splendido, luminoso.
A parte il nome, non si conoscono le ragioni di quell’invasione, due sono le ipotesi, la migrazione delle genti italiche per la grande richiesta di manodopera per l’agricoltura e l’artigianato, ma anche il mercenariato, sollecitato dall’aggressività dei popoli devoti al dio guerriero Mamars (Marte).
Tra il 421 ed il 389 a.C. il popolo lucano conquistò Poseidonia (Paestum) e Laas, due città forti, e si spinsero spesso sullo Jonio a combattere contro le colonie greche:Thaurioi, Heraclea, Metaponto e Taranto.
In questa fase furono edificati alcuni centri fortificati situati a monte: Serra di Vaglio, Torretta di Pietragalla, Civita di Tricarico, Monte la Croccia, Torre di Satriano, Pomarico e Grumentum.
A Serra di Vaglio i Lucani divisero le case in unità abitative più piccole proteggendole con una consistente cinta muraria.
Fulcro della civiltà lucana furono i santuari di C/da Lentine di Civita di Tricarico, Serra Lustrante di Armento e il santuario di Mefite a Macchia di Rossano, il luogo di culto più importante.
Proprio le scritte rinvenute in questo fantastico posto hanno rilevato lo stile di vita immateriale e culturale dei Lucani, le istituzioni e la lingua: osco-umbro dei popoli italici misto al greco.
La società lucana apparve guidata da un’oligarchia molto ristretta ed ellenizzata, ben armata e difesa nei suoi insediamenti fortificati affiancata da una classe sociale intermedia che favorì il ripopolamento delle campagne e la costruzione di grandi fattorie a conduzione familiare come quella rinvenuta sul Monte Moltone di Tolve.
L’economia rurale era basata su colture specializzate, come la vite e l’olivo e la vicinanza al luogo di culto di Rossano testimonia la contiguità religiosa dei ceti aristocratici rispetto a quelli intermedi e l’importanza nella vita sociale di questi luoghi.
I Lucani erano un popolo aggressivo che arruolava militari nelle città greche e spesso ha costretto le colonie costiere a chiedere aiuto alla madrepatria per far fronte alla forza lucana.
Sul finire del IV sec. a.C. la città-stato decadde, ci fu confusione di alleanze interne e nello stesso tempo si dovettero difendere dai Sanniti a Nord, dalle offensive dei Lo cresi e di Dionigi II di Sicilia  e dall’esercito di Archidamo di Sparta prima e di Alessandro di Molosso poi,  corsi a difendere Taranto e le città della Magna Grecia.
Ai conflitti seguì un periodo di impoverimento della società che abbandonò gli insediamenti.

I ROMANI

Nel 330 a.C. i Lucani fecero alleanza con i Romani per fronteggiare i Sanniti a Nord e gli Italici a sud. Ma, i Romani ben presto si rivelarono degli assetati di potere e contravvenirono ai patti, infatti, attaccarono e conquistarono  Taranto e sconfissero Pirro.
Nel 273 i Romani presero il sud della penisola e Paestum, presidio dei Lucani.
In questo secolo ci fu uno spopolamento di insediamenti e campagne dovuto alle dure norme dettate dal popolo romano, infatti, sequestrarono i terreni più fertili e li fittarono agli aristocratici.
Nel 206 molti Lucani hanno combattuto al fianco di Annibale per riscattarsi, ma così non fu, Annimibale fu sconfitto e ai Lucani per punizione vennero tolti altri terreni e ci fu l’abbandono di Laos e il declino di Serra di Vaglio.
Avamposti romani divenirono Venusta a Nord, collegata a Roma e Brindisi per mezzo della via Appia e Grumentum a sud.
Il modello della città di Roma si impose e, si scatenò l’esodo dalle campagne verso i centri abitati provocando l’impoverimento della classe media. A questo fenomeno resistettero Metaponto e Heracleia che grazie alla loro attività mercantile conservarono il loro benessere.
Nel I secolo decade anche Heracleia e tutto venne concentrato su Grumentum, fu costruito il foro, l’anfiteatro e i luoghi sacri e di culto furono sostituiti da templi, tranne che a Rossano, le statuette furono soppiantate da monete d’argento e di bronzo e la lingua osco-greco fu sostituita dal latino.
Lo stile di vita imposto dall’Impero portò all’esasperazione i popoli, i contadini abbandonarono la terra generando carestie, miseria e spopolamento.
Di questa situazione approfittarono i Barbari che da nord iniziarono le loro scorrerie e nel 476 l’Impero Romano vide il suo declino e si fece avanti un altro popolo germanico, gli Ostrogoti guidati da Teodorico.
Nel 536 d.C. un forte esercito bizantino guidato da Belisario conquistò in poco tempo le regioni del sud.
Giovanni il Sanguinario sbarcò ad Otranto, cominciava una lunga guerra gotica che coinvolse la Lucania per venti anni dove Goti e Bizantini si avvicendarono più volte nel dominio.
I Goti Sconfitti a Brindisi da Giovanni il Sanguinario si rifugiarono ad Aderenza ed a questo punto  un esercito guidato dal romano Tulliano incitò i Lucani a combattere i barbari e alla guida di un folto drappello riuscirono a fermare i Goti inviati a rafforzare il presidio di Acerenza.

I BIZANTINI

Dopo vent’anni di guerra la Lucania versò in uno stato di declino sociale ed economico;
sotto il dominio dell’Impero Bizantino  continuò a pagare il suo dazio,  leggi severe tassarono i cittadini che privi della difesa di un forte esercito goto dovettero sottomettersi ai Barbari.
Nel 568 arrivarono i Longobardi e con loro il Medioevo.


IL MEDIOEVO E I LONGOBARDI

Guidati da Zottone conquistarono la Lucania annientando le poche forze bizantine, procedettero alla confisca delle terre, assaltarono le chiese.
In agricoltura erano dediti all’allevamento degli equini, suini, bovini e ovini.
Fra l’VIII e il  IX secolo la chiesa si organizzò, nel 761 Senualdo fu nominato vescovo di Grumento, Leone sale la cattedra di Aderenza e nell’826 Balas divenne vescovo di Potenza mentre Venosa dovette aspettare dopo l’anno mille per la nomina di Pietro.
Dopo la morte di Arechi, successore di Zottone, i Longobardi si disputarono la successione, i pretendenti erano Sichenolfo e Radelchi che pur di vincere si allearono con i Saraceni che costruirono un campo nel metapontino dove sorgerà Tursi.
Seguì Pietrapertosa, occuparono Tricarico ma vano fu il tentativo su Potenza, depredarono ogni cosa e presero un numero infinito di schiavi.
Le comunità monastiche si insediarono nei boschi al riparo da incursioni e procedendo al disboscamento crearono nuove aree da coltivare.

I NORMANNI

I normanni si  insediarono come vassalli del re di Francia frequentando il sud Italia di ritorno dai pellegrinaggi in Terra Santa.
Si stabilirono a Melfi dove trovarono terreni fertili e conquistata la fiducia dei Longobardi si integrarono  nella società e nella vita politica.
Presto i Normanni presero piede nelle loro conquiste, batterono anche le truppe pontificie e nel 1072 l’egemonia normanna si  estese fino alla Sicilia grazie all’astuto Roberto d’Altavilla, detto il Guiscardo.
Alla sua morte succedette Ruggiero, contrastato dal fratello Boemondo.
Alla fine del XII sec. Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggiero II, il 25 aprile 1194 sposò l’erede al trono di Roma, Enrico di Svevia (figlio di Federico I Barbarossa).
Il sacro Romano Impero e il Regno dei Normanni si unirono sotto la stessa corona.
Morti i genitori in età prematura lo scettro venne affidato a Federico che fu incoronato imperatore da Onofrio III confermando fedeltà alla chiesa e promessa di Crociata in Terra Santa.

FEDERICO II DI SVEVIA

Nel 1221 Federico II° di Svevia sbarcò sulle coste Joniche e instaurò i primi contatti con la contea di Montescaglioso e la diocesi di Anglona e rimase sorpreso per la fertilità dei terreni situati alle foci del Bradano e del Sinni.
Nel 1227 una grave carestia ed una terribile invasione di bruchi distrussero il raccolto cerealicolo del Vulture.
Sotto la guida di Federico l’agricoltura migliorò grazie ai  contratti in locazione agevolati per i terreni demaniali incolti e il controllo delle terre tramite inventario, furono ristrutturate le antiche masserie delle curie prescrivendo norme severe per l’allevamento bovino, ovino e suino.
La sua opera continuò con la  ristrutturazione  del castello di Lagopesole, la donazione di ampi possedimenti in agro di Melfi ai Cavalieri Teutonici, la costruzione della chiesa di Rapolla e la cappella del Duomo a Potenza dove furono custodite le spoglia di Gerardo di Piacenza, santificato nel 1120.
Nella notte tra il 13 e 14 dicembre 1250, di ritorno da una battuta di caccia, ordinò di essere avvolto in saio grigio e morì in presenza del figlio Manfredi e di Bianca Lancia, in Castelfiorentino presso Foggia. Con quel gesto era volontà dell’imperatore perdonare i prigionieri e restituire i beni sottratti alla chiesa.
Alla sua morte Aderenza e San Fele furono affidate al controllo di Giovanni Moro, Tolve e Rampolla a Galvano Lancia, Lucera ai Saraceni e Torre Alemanna ai Cavalieri Teutonici.
I Sanseverino, a sud della Basilicata, maturarono una cospirazione in complotto con papa Innocenzo IV per la caduta degli Svevi.
Per la successione a Federico II Galvano Lancia uccise Giovanni Moro e diede alle fiamme Rampolla che si era ribellata.
Sanseverino trucidò centinaia di vittime e Corradino di Svevia perì a Tagliacozzo nel 1268.
Gli Angioini vinsero e re Carlo spostò il centro del suo potere da Melfi a Napoli, privando la Basilicata del prestigio.

ANGIOINI E ARAGONESI

Anni bui per la Basilicata a causa dell’eccezionale ondata di freddo che colpì l’intera Europa e il terremoto del 1273 che fece innumerevoli vittime, causò lo spopolamento del Vulture e della costa jonica.
Di questa situazione trassero vantaggio i proprietari terrieri che sconfinarono nelle loro coltivazioni e i Sanseverino, per il servigio svolto contro gli Svevi, divennero padroni di quasi tutta la Basilicata.
La famiglia Orsini del Balzo prese il Vulture, Aderenza, Genzano, Irsina e Venosa dove costruirono il loro castello.
Alle due famiglie si aggiunsero i Francescani che rilevarono le abbazie ed edificarono la chiesa di San Michele a Potenza nel 1274. Le Clarisse istituirono i loro conventi a Tricarico, Matera, Montescaglioso, Genzano e Ferrandina e ai Cavalieri di Malta vennero affidati la S.S. Trinità di Venosa, feudi rustici a Matera e Grassano.
Difese regie divennero quelle di Palazzo S.G. e Lagopesole, utilizzate per fornire cavalli, carne salata, selvaggina e vino rosso, mentre Lagopesole rimase ancora residenza di caccia (daini, cervi, caprioli, volpi e orsi).
Carlo d’Angiò, d’accordo con il papa, cacciò tutte le popolazioni arabe di Castelsaraceno, Bella, Pescopagano, Tursi e Tricarico e gli ebrei residenti a Matera e nell’area del Vulture, dalla cui diaspora si pensa sia nato il paese di Avigliano.
Alla fine del XIV secolo ci furono lotte sanguinose per la succesione al trono fra Luigi d’Ungheria e Carlo Durazzo. Il Vulture fu saccheggiato dagli ungheresi mentre la regina Giovanna I ed il marito Ottone Brunswick vennero rinchiusi nel castello di Muro Lucano e della Rocca di San Fele.
Nel 1404 i Sanseverino, vennero dati in pasto ai cani da re Ladislao di Durazzo, che per disobbligarsi con i Capitani di Ventura, cedette a Muzio Attendolo Sforza i possedimenti dei Sanseverino: Tricarico, Calciano, Senise, Chiaromonte, Calandra, Craco e Grassano.
Alle vicissitudini per la supremazia della Basilicata che provarono la popolazione si aggiunsero la “peste nera” e nel 1456 un altro terribile terremoto che fece danni inestimabili e tante vittime. Solo ad Aderenza morirono 1.200 abitanti.
Nel XV sec. l’avvicendamento degli Aragonesi al trono di Napoli e la caduta dell’Impero Romano d’Oriente coincisero con una ripresa dell’economia europea con riflessi in Basilicata dove Spiccarono le attività artigianali e commerciali.
Tra il 1450 e 1480 sulle coste joniche approdarono gruppi di greci, scutariani, schiavoni e albanesi e si stabilirono a Barile, Rionero, Maschito, San Chirico Nuovo, Ruoti e Brindisi di Montagna.
Con gli Aragona, la Basilicata conobbe la terza famiglia feudale: i Caracciolo, ai quali affidarono il territorio del Vulture e del Meandro.
Giovanna II, “la Pazza”, fece distruggere la città di satriano nel 1415 costringendo i suoi abitanti a rifugiarsi a Pietrafesa, Tito e Sant’Angelo.

ETA’ MODERNA

Nel 1504 morì Ferdinando D’Aragona e Francia e Spagna si contesero l’Italia.  Anche questa volta la Basilicata subì violenti assalti.
Il Mezzogiorno fu assegnato a Carlo V di Spagna che confiscò i beni ai Caracciolo e li destinò ad Andrea Doria: Melfi, Candela, Forenza e Lagopesole. I beni dei Sanseverino vennero affidati ai Carafa, revereta, Pignatelli e Colonna.
È l’epoca della poetessa di Valsinni Isabella Morra che sospettata di una relazione con il confinato Diego Sandoval De Castro, venne prima rinchiusa in una torre della fortezza e poi uccisa dai suoi stessi fratelli.
Alle nuove famiglie che possedevano la Basilicata poco importava dello sviluppo locale, interessava solo la rendita annuale, pertanto, la Basilicata diventò solo merce di scambio.
Regnava la miseria e la povertà. Il poco prodotto della terra serviva appena per l’autoconsumo e ancor più tragica la situazione la rese lo sfruttamento del potere ecclesiastico.
Segni di ripresa si ebbero con l’ascesa della famiglia Carafa (principi di Stigliano) che nei due secoli di protagonismo nominò tanti prelati, baroni e un papa, Paolo IV che a loro volta, commissionando opere artistiche, hanno lasciato testimonianze di opere di pregio realizzate da artisti locali come Altobello Persio, Giovanni Todisco, il Pietrafesa, Antonio Stabile, Carlo Sellitto e Pietro Antonio Ferro.
In questo periodo emerse una nuova classe sociale intermedia appartenente alle famiglie locali che sedevano al fianco dei baroni e dei vescovi.
Contemporaneamente si avviò l’autonomia dei Comuni che pagando il riscatto allo Stato passavano al Regio Demanio e tutti i terreni divenivano beni comunali.
A questa coscienza civica si contrapposero le imposte indirette sulla farina, il vino, il formaggio, e la carne che resero dura la vita dei contadini. Nel 1742 per ordine di Carlo III si aggiunsero le imposte sui beni con l’istituzione del “Catasto Onciario”.
Il malcontento creato da questa situazione causò una serie di rivolte antifeudali e antispagnole in tutto il Mezzogiorno, il principe Celano fuggì da Potenza, mentre a Vaglio il principe Salazar affiancò Matteo Cristiano alla testa delle truppe rivoluzionarie al quale, nel 1648 con l’adesione della Basilicata alla Repubblica, venne affidato il potere.
La lotta fu dura ma gli spagnoli domarono i Lucani e per prevenire ulteriori rivolte istituì una provincia autonoma : Matera che si dotò di uffici amministrativi, del Tribunale della Regia Udienza, divenendo città attiva e vivace sul piano commerciale e intellettuale con il poeta Tommaso Stigliani e il musicista Egidio Romaldo Duni. Nello stesso periodò esordì la stampa con il volume del vescovo Roberto Roberti stampato a Tricarico.
Nel 1783 Re Ferdinando di Borbone nominò vescovo di Potenza Giovanni Andrea Serrao che fu sostenitore dell’orientamento liberale del clero del Seminario di Potenza.
Nel 1799 i Lucani e per prima i potentini scesero in piazza guidati dalla “ Organizzazione Democratica” con a capo i fratelli Michelangelo e Girolamo Vaccaio di Avigliano.
Dopo qualche mese i borboni assaltarono Potenza e depredarono il Seminario e il vescovato ed esposero al pubblico i corpi decapitati del rettore e del vescovo Serrao. Seguì la resa di Tito con la morte della famiglia Cafarelli e di  Picerno con la con la morte dei fratelli Vaccaro.
Con l’avvento dei francesi guidati da Giuseppe Bonaparte e il Reggente Gioacchino Murat la provincia autonoma di Basilicata fu trasferita a Potenza e dal 1806 al 1815 per la prima volta il territorio della Basilicata si frantumava, infatti, circa 16.000 ettari vennero divisi in quote ed assegnate a circa 13.000 famiglie di contadini.

IL RISORGIMENTO

Con il Congresso di Vienna l’Italia venne assegnata all’Austria e il 12 giugno 1815 si insediò Ferdinando IV di Borbone divenuto Ferdinando I.
Gli ideali di libertà non si placarono e nel 1820-21 ci furono i moti carbonari e i protagonisti lucani furono: Domenico Corrado nel melfese, i fratelli Giuseppe e Francesco Venita di ferrandina e il dr. Carlo Mazziotta in Val d’Agri e nell’aprile del 1822 tutti e tre furono fcilati a Potenza dalle truppe del Generale Roth.
Alla fine del XVIII secolo a Potenza il sacerdote Emilio Maffei divenne il riferimento del “Movimento antiborbonico ed unitario della Basilicata”, mentre il centro moderato fece capo all’avv. Vincenzo D’errico che tra i suoi sostenitori annoverava il poeta Nicola Sole.
La cospirazione lucana fu spalleggiata dalle autorità locali e godette di un ampio raggio d’azione, infatti, nel 1848 ferdinado II fu costretto a concedere una Costituzione.
Questo insperato risultato animò i contadini che iniziarono a far sentire la loro voce occupando i terreni usurpati e procedendo alla lottizzazione.
Nello stesso anno si spegnevano i moti in Basilicata e le persone coinvolte, circa 1.700, furono incarcerate a Potenza compresi d’Errico e Maffei.
In Basilicata si susseguirono violenti terremoti, nel 1851 una scossa del X grado della scala MCS colpì il vulture, il 16 dicembre 1857 una scossa dell’XI grado devastò la Val d’Agri  e solo nel comune di Montemurro si registrarono 5.000 morti.
E’ proprio dalla Val d’Agri che Carlo Pisacane doveva passare con le truppe organizzate da Giacinto Albini per rinforzarsi e dirigersi verso Salerno, ma la sua impresa fallì a Sanza.
Mazzini fu fortemente criticato per questo fallimento dal quale trassero vantaggio la linea della Società Nazionale costituita da Cavour insieme ai democratici moderati e le forze liberali per raggiungere l’unità d’Italia.
Mentre le imprese di Garibaldi in Sicilia risvegliarono gli animi del popolo lucano e ripresero le lotte per l’occupazione delle terre demaniali, a Matera gli insorti uccisero il conte Gattini e prima che la situazione degenerasse Giacinto Albini,che aveva ricostruito il partito liberale lucano con l’aiuto del progressista Nicola Mignogna e del colonnello Camillo Boldoni,  anticipò i tempi dichiarando decaduti i borboni e proclamò l’unità d’Italia.
Gli insorti il 18 agosto 1860 marciarono verso Potenza e annientati le poche forze borboniche si insediò il Governo Predittoriale di albini e Mignogna e venne nominato sindaco Antonio Sarli.
In quindici giorni nove province del sud raggiunsero l’indipendenza facilitando il compito a Garibaldi che stava sbarcando in Calabria e lo stesso Cavour approfittò dei successi dei moti indipendenti per trarne vanto nei confronti della diplomazia europea.
Il 26 ottobre con l’incontro di Teano, Garibaldi accettò il passaggio della Mezzogiorno all’Italia e il 17 marzo 1861 il primo Parlamento nazionale a Torino proclamò re d’Italia Vittorio Emanuele II.
L’unità fu raggiunta grazie alla volontà dei contadini che con caparbietà si batterono e il nuovo governo promise di risolvere il problema delle terre demaniali.
La promessa venne mantenuta in parte causando la delusione nelle masse rurali che isolandosi dalla politica attuale sfociarono nel brigantaggio.

Fonte: portale Basilicatanet.it

 



     

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